La Stilo Editrice, inizia la sua attività editoriale nel 1999 a Bari. La sua produzione annovera un catalogo di centocinquanta titoli suddivisi in dodici collane prevalentemente dedicate alla letteratura, alla saggistica e alla filosofia.

Quello che ci ha colpito, incontrandoli al Salone del libro di Torino 2021, è stata la collana Limina. È una collana di narrativa straniera che mira a far conoscere la letteratura delle “periferie” del mondo, le lingue minoritarie, la cultura e la storia dei Paesi che ancora oggi stanno costruendo una propria identità.

Voices from European peripheries. Literature, lost and rediscovered identity è stato tra i 39 progetti che nel 2016 hanno vinto il bando promosso da Europa Creativa e che sono stati finanziati dal programma di Traduzioni Letterarie della Comunità Europea. Le opere sono state tradotte nel 2017 e promosse nel 2018, coinvolgendo autori e traduttori attraverso festival ed iniziative varie.

Il frutto di questo progetto sono sei opere narrative di autori residenti in aree geografiche ai margini del territorio europeo o con esso confinanti (Bosnia, Serbia, Cipro, ecc). Si tratta di testi che raccontano il passato e il presente di quei popoli, storie che attraversano diversi generi letterari e che permettono di entrare nelle pieghe della storia cogliendo quei fili sottili che, malgrado tutto, uniscono i cittadini europei e non solo.

Abbiamo selezionato per voi alcuni testi, che vi consigliamo di leggere.

Il silenzio della pietra. Nel Silenzio della pietra la storia personale di Sude si intreccia con le vicende e le ferite ancora aperte della giovane repubblica di Turchia. Il gomitolo dei ricordi si dipana a partire dall’infanzia e dall’adolescenza in cui Sude è divisa tra due mondi familiari profondamente diversi, passando attraverso la scoperta delle origini armene del ramo materno, arrivando infine alla perdita dell’uomo che ama. Lentamente Sude assembla i tasselli della storia familiare, scontrandosi con il silenzio che avvolge la storia della persecuzione armena, con le sue deportazioni e le forzate conversioni. Via via che prosegue la ricerca la narrazione si fa più onirica, confondendo la realtà col sogno, l’immaginazione con l’incubo, in una atmosfera di crescente oppressione. Sullo sfondo di uno degli episodi più dolorosi della storia della Turchia, è il filo rosso della paura a intrecciare i destini dei personaggi.

Rumore. In Bosnia ed Erzegovina le strade di montagna sono aspre, tortuose, costellate da pietre e alberi spezzati. Allo stesso modo Rumore è un romanzo disseminato di pensieri, di considerazioni lasciate a mo’ di traccia lungo il cammino, pesanti impronte di inchiostro che hanno accompagnato lo scrittore durante gli anni del conflitto balcanico, tenendolo ancorato a una scintilla di speranza. Attraverso il susseguirsi dei frammenti narrativi che raccolgono il coro di voci di un popolo ammutolito, Ranko Risojević afferma l’importanza della scrittura come compagna di vita, del sogno come rimedio al male. 

Accerchiamento. Tre voci per ricomporre un’identità: quella di David, che non ricorda più chi sia. Nelle tre lettere/monologhi che gli rivolgono due amici dell’adolescenza e il patrigno, i ricordi che lo coinvolgono si intrecciano con le storie personali di chi scrive, in una fitta tessitura di vicende dolenti e disperate e sentimenti che rompono gli argini del quieto vivere familiare, mostrando le numerose crepe nei rapporti interpersonali. L’autore trascina nell’occhio del ciclone una storia personale che è anche generazionale, indagando sui ruoli famigliari e di genere, e su quello che accade quando l’identità di qualcuno viene ricostruita attraverso il filtro delle vite degli altri. 

Trovate le recensioni di questi libri nei prossimi mesi in questa sezione del sito. Alla prossima!

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