Titolo: L’altra famiglia

Genere: Narrativa

Casa editrice: Corbaccio

Formato: Cartaceo

Pagine: 452

Sinossi:

Zoe Baxter per dieci anni ha cercato disperatamente di avere un figlio e finalmente il sogno suo e del marito Max sembra diventare realtà: ormai è al settimo mese di gravidanza. Ma il sogno è destinato a tramutarsi in un incubo. Anche questa volta Zoe non riesce a portare a termine la gravidanza e il suo matrimonio non regge di fronte a questo ennesimo, grande dolore. Zoe si rifugia nella sua professione, di musicoterapeuta e insieme alla collega Vanessa cerca di aiutare un’adolescente che ha tentato il suicidio. Fra le due nasce un’amicizia profonda che, con grande sorpresa di Zoe, si trasforma in amore. Al punto che Zoe spera di poter costruire una nuova famiglia e di avere con Vanessa quel figlio tanto desiderato, grazie agli embrioni conservati da lei e Max in una banca del seme. Ma Max si oppone con tutte le sue forze all’idea che Zoe possa avere un figlio, che lui rivendica anche come suo, insieme a un’altra donna. Il caso finisce in tribunale, dove si scontreranno non solo Zoe e Max, ma anche due concezioni diverse e opposte della famiglia, e dove i sentimenti più profondi e radicati di ciascuno verranno alla luce, fino all’inatteso e sorprendente finale.

“Quando sente gridare, la maggior parte della gente corre nella direzione opposta. Io, invece, prendo la chitarra e mi precipito lì.”

Zoe è una musicoterapeuta, ma in primis è una donna come tante che cerca di farsi una famiglia ricreando tutti gli stereotipi a cui siamo abituati. Un lavoro appagante dal punto di vista emotivo più che economico, un bel marito-Max, la ricerca di un bambino che proprio non vuole arrivare. Passando per la fecondazione in vitro la gravidanza tanto desiderata arriva e Zoe si scopre all’apice della sua scala della felicità; e quando sembra che il mondo le stia sul palmo della mano arriva l’aborto. Una morte che trascina via con sé parte di Zoe, tutto il suo matrimonio, e tutto ciò che credeva fermamente irremovibile.

Ma è proprio nella musica che Zoe ormai quarantaduenne ritrova la motivazione, nell’aiutare gli altri c’è uno scambio emotivo inaspettato. In particolare nell’aiutare una ragazzina, Lucy, che purtroppo come tante vive un’adolescenza nell’invisibilità, nella depressione ed a rischio suicidio. Una ragazzina che le viene presentata da Vanessa, Counselor scolastico. Con quest’ultima si instaura un’amicizia inaspettata, sempre più profonda, fino a farle scoprire innamorate l’una dell’altra. A coronamento di questo nuovo sogno d’amore, Zoe desidera nuovamente un bambino. Max, sostenuto dal pastore evangelico che ha preso a frequentare, muove causa contro la sua ormai ex moglie sostenendo che quei bambini devono essere anche suoi.

Da qui in poi la storia si svolge praticamente in tribunale, e la Picoult ci espone i fatti puri e semplici dai tre principali punti di vista: di Zoe, Vanessa e Max.

“Non mi vergogno di volere una vita con Vanessa. Ma mi vergogno perché i passi che devo fare per averla mi fanno sentire una cittadina di serie B”

Lo stile della Picoult permane anche in questo libro, andare avanti nel filone narrativo leggendo i vari punti di vista lascia al lettore piena facoltà di ragionamento e in questo libro di argomenti su cui ragionare ce ne sono davvero tanti.

La condivisione delle idee altrui o semplicemente il rispetto di esse, la determinazione nel sostenere i propri diritti anche quando la Legge ti rema contro, cosa rende una famiglia tale, cosa è immorale e cosa no, l’aborto.

Purtroppo tutti questi temi sono poco trattati, spesso le persone che sono coinvolte in queste storie nella realtà si trovano sole e non sanno davvero che pesci prendere. Quindi sicuramente la lettura di questo libro è apprezzabile anche solo per la scoperta di tutte queste mancanze nella società odierna. È difficile darsi delle risposte in particolare quando si tratta di famiglia, cosa la rende tale? Andiamo incontro a tematiche religiosi, legislative, eredità patriarcali, preconcetti ed infidi giudizi. Le descrizioni dei vari personaggi all’inizio e delle vicende sono scritte con una tale nonchalance, che ti trovi immerso nella storia senza capire quando è successo. Ed il finale è così ironicamente semplice che quasi fa ridere il fatto che tutti (lettore compreso) non ci siano arrivati prima.

L’autrice:

Jodi Picoult (19 maggio 1966) è una scrittrice statunitense. Dopo gli studi di scrittura creativa a Princeton, ha lavorato come copywriter, editor ed insegnante di inglese. Nel 2003 ha vinto il New England Bookseller Award for Fiction e nel 2005 il Premio Alex con La custode di mia sorella. Vi ricordo inoltre La bambina di vetro, Senza lasciare traccia e Il colore della neve.